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nelle giornate terse pulite dal vento fresco, di lassù hanno visto Capri lo Ionio a volte l’Etna


Diario


7 luglio 2009

Di marine di sante e di martìri.

     Qui ci abbiamo il nostro salernitano assoluto Borgomastro che s'è incapricciato di brutto, ma proprio il senatore Vincenzo De Luca s'è intignato.

    
    
     A costo di "dovranno spararmi per fermarmi", ora e subito e senza manco sollecitare un solo consiglio che è uno, s'appresta ad innalzare una quisquilia di condominio a sette piani e solario, a forma di  mezzaluna a Crescent. Lungo metri trecento ed alto metri trenta, lo vuole incastonato tra il Lungomare salernitano la Costiera amalfitana ed il Centro storico.


     Una pantagruelica saracinesca, una riedizione campana di Punta Perotti, una vendetta del mostro del Fuenti abbattuto or ora lì davanti. I dissidenti hanno definito l'opera: "il martirio di Santa Teresa", che è il toponimo della spiaggia popolare, luogo marino della città antica, destinata all'ingombrante barriera. Nel sito del "No Crescent" troverete da farvene un'idea.



     Anche se nulla vale l'esperienza di uscire camminando dai vicoli del Centro Storico di Salerno per poi accomodarsi su una panca del Lungomare, verso l'ora del tramonto o in una mattinata di cirrocumuli primaverili. Ai piedi del monastero poggiato su San Liberatore, affacciata su Santa Teresa, una panchina di quelle che guardano punta Licosa ed il presepe delle casette di Vietri, col varco giusto tra le palme per traguardare il castello di Arechi e la collina della Bastiglia. E se la brezza increspa lo specchio d'acqua, il "lunato golfo" diventa vivissimo davanti ai tuoi stessi occhi. Oppure lasciarsi camminare lungo il parapetto a mare, respirare e guardarsi intorno, ed i sentimenti vengono da soli.

     Si rischiano mostruose avventure se ignoriamo quel che abbiamo di nostro, di identitario, e ci si affida al nuovismo all’eclatante alla gran Firma al gigantesco, quindi all’abnorme.
     Entusiasmarsi per un crescent replicante non vale l’amore per la capitale di Principato longobardo che ereditammo nel nostro Centro Storico. Ignoriamo e ci nascondiamo una Reggia ancora in alzato, e l’avremmo solo noi da mostrare, e questa volta sì unici in Europa.
     Potremmo anche noi aver Patrimonio universale dell’umanità, se lo volessimo. Abbiamo lasciato Cividale Spoleto e Benevento da sole nel proporre all’Unesco “Italia dei Longobardi”. Noi, proprio noi, ne siamo stati l’ultima Capitale.

     Di Prìncipi, sembra strano, già ne abbiamo avuti, è che raramente frequentammo i princìpi. 

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