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nelle giornate terse pulite dal vento fresco, di lassù hanno visto Capri lo Ionio a volte l’Etna


Diario


28 settembre 2009

Per similitudine beneaugurante.

     Beneagurante la notizia fresca di rete che Stefano Bruni sindaco di Como, alluvionato e sommerso dalle reazioni concittadine, abbia sonoramente cambiato idea e intenda mai più realizzare lo scempio del muro.

     In seguito all'alluvione in Valtellina del 1987 il comune di Como becca un finanziamento per realizzare un sistema di dighe mobili che impediscano l'allagamento di una piazza centrale dalle esondazioni del lago, un sistema da 15 milioni di euro. "In realtà, manovrando le chiuse di Olginate, i tecnici ormai governano tranquillamente il livello del Lario, e il progetto comasco, dicono i tanti critici, è più che altro destinato a risistemare in bellezza il lungolago."

     Poi durante i lavori il malaccorto vara una variante, oggetto di inchiesta, ed il muro previsto di 50 cm diviene una barriera di 2 metri di altezza tra la città e il suo Lago.

     Lui sostiene che l'usuale presenza del Lago si trasferisce dai calpestii usuali ad una realizzanda passeggiata posta un più in alto. In altre parole non è che vi tolgo il Lago, solamente è che lo potrete ammirare dall'apposita passeggiata che vi intendo realizzare usufruendo dell'appetitoso finanziamento piovutomi dal cielo.

     E' pur vero che le sponde del Lario sono oggetto di attenzione internazionale, e che anche li giornale locale s'attiva e raccoglie firme su firme d'interdizione.

Ma alla fine, come in una lieta novella, il constructor lariano del PDL s'adegua allo spirito loci. E vissero tutti felici e contenti, e Formigoni ed i lombardi tutti s'accollano la demolizione dell'orrore costruito.



     Ora è pur vero che qui sul golfo lunato noi non abbiamo nessun George Clooney ospite, e nemmanco giornale locale che raccolga firme... ma pure noi terruncielli godremmo digià di immanente  spiritus loci (anche se quest'ultimo magari immeritato, mentre certo ci meritiamo quest'attuale nuovo arrivato, da Ruvo del Monte).




20 agosto 2009

Via Giudaica e la demolizione.

     Il "Capoccione" imbracciò il piccone e menò la prima picconata, a favore della cinepresa dell'EIAR. Il cornicione, opportunamente indebolito già prima della cerimonia dai manovali napoletani e veneti , andò in frantumi alla seconda plastica picconata. La sequenza fu poi diffusa nel bianco-nero dei cinegiornali: si apriva la nuova Via dell'Impero, si buttava giù tutta la tara del vecchiume, tutta la miseria che ci affliggeva, tutta la mortificazione del presente. Ci attendeva un nuovo meraviglioso futuro finalmente certamente migliore. E funzionò. Via tutto, azzeriamo tutto, e largo finalmente all'entusiasmo del promettente nuovo, anche se sconosciuto. Eccome se funzionò. Giusto fino alle bombe su San Lorenzo.

     In via Masuccio Salernitano, l'antica via di Salerno dedicata al suo novellatore del '400 ispiratore di Giulietta e Romeo, il Comune ha iniziato la demolizione di un vecchio fabbricato inagibile dal terremoto dell'80, son ormai trenta anni. E' quasi per intero di proprietà di una unica famiglia i cui eredi, pare siano due sorelle, non hanno mai trovato accordo per completare i lavori di recupero che pure furono intrapresi e finanziati dallo Stato ormai decenni fa.
     Più di una generazione di abitanti della stretta via è cresciuta oppressa dalle impalcature del cantiere mai completato, più di un commerciante ha abbandonato l'attività condotta per generazioni in una delle tre vie commerciali, oramai ex-via commerciale, del Centro Storico.
     E sono giunti quindi fino all'esasperazione, fino al loro augurarsi di poter prendere un caffè nella futura piazzetta liberata dalla demolizione.

     I tecnici firmatari del trentennale progetto di recupero degli anni '80 accennano ad una antica torre inglobata nel fabbricato, suggerita dal grande spessore di alcune murature. Nei loro grafici è anche riportato al centro del fabbricato un grande ambiente coperto da volta a crociera, ogivale. Ad 11, ben 11 metri da terra è riportato quel che sembra un largo arco trionfale, quello che separa la navata dalla crociera delle chiese. Inoltre sottolineano una colonna con capitello a vaso, decorato a grossolane losanghe, in opera nelle scale aperte verso sud con un gran finestrone.

     Il fabbricato, che ancora non è rudere, sorge tra "muro e muricino", in un zona che fu di espansione longobarda della nuova loro capitale, l'ultima loro capitale che durò altri tre secoli oltre  la disfatta dei longobardi del nord. Fu un quartiere nuovo che venne occupato da una delle colonie più numerose e colte di ebrei del meridione, fomentatrice della Scuola Medica Salernitana. Questi ci han lasciato poco di tangibile, cinque o sei testimonianze a noi oggi visibili in tutto il Centro Storico e nei Musei salernitani. Tra le quali una Via Giudaica, posta in continuazione con la Via Masuccio, che è solo un spezzone residuo dell'originaria. Molto di più ci han lasciato nei testi antichi, dove troviamo spesso citati ebrei della erudita colonia salernita.

     Gli studiosi della Salerno  antica non hanno mai individuato ambienti di culto in questo sito, viene menzionata solo una Chiesa dedicata alla Santa Croce che fu distrutta secoli fà da una mareggiata.

     Io di più non so scriverne, e ne sono mortificato.


8 agosto 2009

Vicienzia ed il Vicienziano.

finalmente abbiamo 4 rendering (in esclusiva su "laCittà") che ci rivelano qualcosa in più della sua "opera di una vita".




Altro che i giochi fröbeliani coltivati da Wright nella sua infanzia: "Vicienzo", il sindaco senatore Vincenzo De Luca, da piccino ha giocato con le formine di legno colorato. Quelle che si usavano un tempo, che uscivano tutte affastellate dalla scatola piatta di cartoncino rigido. Dentro trovavi le colonnette in miniatura col loro bravo dado di base ed il capitello. Trovavi le windows, qualcuna anche semicircolare. Poi c'erano anche mini pilastri ed architravi, tutti decorati a scacchi in rosso o celeste. Io sugli scacchi, magari in celeste chiaro, ci farei un pensiero. Chiederei a quello sgallettato dello spagnolo, questo nuovo con tante elle nel cognome Bofill, che il primo, l'Oriol Bhoigas, non era tanto pronto ai desiderata.


7 luglio 2009

Di marine di sante e di martìri.

     Qui ci abbiamo il nostro salernitano assoluto Borgomastro che s'è incapricciato di brutto, ma proprio il senatore Vincenzo De Luca s'è intignato.

    
    
     A costo di "dovranno spararmi per fermarmi", ora e subito e senza manco sollecitare un solo consiglio che è uno, s'appresta ad innalzare una quisquilia di condominio a sette piani e solario, a forma di  mezzaluna a Crescent. Lungo metri trecento ed alto metri trenta, lo vuole incastonato tra il Lungomare salernitano la Costiera amalfitana ed il Centro storico.


     Una pantagruelica saracinesca, una riedizione campana di Punta Perotti, una vendetta del mostro del Fuenti abbattuto or ora lì davanti. I dissidenti hanno definito l'opera: "il martirio di Santa Teresa", che è il toponimo della spiaggia popolare, luogo marino della città antica, destinata all'ingombrante barriera. Nel sito del "No Crescent" troverete da farvene un'idea.



     Anche se nulla vale l'esperienza di uscire camminando dai vicoli del Centro Storico di Salerno per poi accomodarsi su una panca del Lungomare, verso l'ora del tramonto o in una mattinata di cirrocumuli primaverili. Ai piedi del monastero poggiato su San Liberatore, affacciata su Santa Teresa, una panchina di quelle che guardano punta Licosa ed il presepe delle casette di Vietri, col varco giusto tra le palme per traguardare il castello di Arechi e la collina della Bastiglia. E se la brezza increspa lo specchio d'acqua, il "lunato golfo" diventa vivissimo davanti ai tuoi stessi occhi. Oppure lasciarsi camminare lungo il parapetto a mare, respirare e guardarsi intorno, ed i sentimenti vengono da soli.

     Si rischiano mostruose avventure se ignoriamo quel che abbiamo di nostro, di identitario, e ci si affida al nuovismo all’eclatante alla gran Firma al gigantesco, quindi all’abnorme.
     Entusiasmarsi per un crescent replicante non vale l’amore per la capitale di Principato longobardo che ereditammo nel nostro Centro Storico. Ignoriamo e ci nascondiamo una Reggia ancora in alzato, e l’avremmo solo noi da mostrare, e questa volta sì unici in Europa.
     Potremmo anche noi aver Patrimonio universale dell’umanità, se lo volessimo. Abbiamo lasciato Cividale Spoleto e Benevento da sole nel proporre all’Unesco “Italia dei Longobardi”. Noi, proprio noi, ne siamo stati l’ultima Capitale.

     Di Prìncipi, sembra strano, già ne abbiamo avuti, è che raramente frequentammo i princìpi. 

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