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Indigenza.

     Dice il sindaco senatore Vincenzo De Luca che qui a Salerno ora come ora abbiamo pochino quasi nulla di degno da proporre, che abbiamo scarso patrimonio collettivo di cui essere fieri. E dice che ci costruirà lui, da solo ed a costo finanche di un sua violenta soppressione, una NuovaSalerno rifondata, una MirabilVincenzia da spendere in Europa.



     E  così dicendo intercetta proprio la parte meno bella di Salerno, che pur esiste e purtroppo tende ad esser maggioranza. Anzi è la parte che ingorga costantemente la maggioranza, nel senso che indipendentemente s'adegua e s'entusiasma, e s'arruola in soccorso di chi è di turno al comando. Indipendentemente  -nel senso- dalle qualità dell'occasionale capo, che il termine qui pare non abbia altro significato localmente.
     Ora è pur vero che qui siamo sempre in Italia al sud,  anche se in un'isola dove ancora allo Stato non s'è sostituita la criminalità quella ufficiale, ma qui se non hai appartenenza non lavori e non mangi. E quindi ti ritrovi schiere e schiere di fior di professionisti di manager pubblici di giornalisti di studenti di dipendenti (o aspiranti tali) d'aziende partecipate di architetti a difendere la lesa maestà dalle critiche. Per la maggior parte non che entrino nel merito, che comporterebbe sforzi di discernimento e di cultura, ma subito gli scatta la solidarietà col capataz, che è sentimento più immediato e spontaneo. E quindi son lodi a lui e quindi di riflesso alle opere sue, sempre indipendentemente di cui sopra.
     Ma alle devote lodi ci passi pur sopra, comprendi ed hai esperienza che non è che qui si abbiano molte strade ed occasioni e possibilità e diritti pieni di cittadino per sopravvivere. Invece dove ti cascano le braccia è ad ascoltare le sperticate giaculatorie sulla misera città, e quanto sia insignificante e poco dotata e provinciale e disadorna, senza arte nè parte. Insomma finora un nulla affacciato sul golfo lunato assolutamente bisognosa d'un redentore.
     Allora tiri su le spalle fatalmente interrogativo, pieghi l'angolo amaro della bocca, e concentri lo sguardo al castello di Arechi, lassù sulla punta del Bonadies.

Pubblicato il 13/7/2009 alle 1.15 nella rubrica indigenza.

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